INCONTRI 9 – L’anima – di Marcello Carraro

anima mani

    In campo filosofico, come in quello teologico-religioso, la definizione dell’Anima, sin dall’antichità. è sempre stata lasciata nel vago e considerata una specie di sinonimo di Spirito. I due termini restano però in un’estrema vaghezza mancando una precisa definizione dei loro veri ed effettivi significati.

    Tentare una definizione di Anima sul piano storico e teologico delle varie religioni risulta impossibile, tali sono le forti diversità di concezioni che ne emergono. Le antiche descrizioni del pneuma greco, per esempio, sono più simili a una sorta di bioenergia. Sant’Agostino, in ambito cattolico, diede dell’Anima qualche accenno, peraltro fortemente contraddittorio e incoerente. Quanto all’atman dell’Induismo, al contrario, una spiegazione necessiterebbe di un intero volume, tale è la complessità della sua descrizione e formulazione, come si rileva dal Bhagavad Gita che le dedica molti capitoli.
    Henri Bergson, il celebre filosofo francese del XIX sec., coniò il termine di Élan vital (slancio vitale), definizione alquanto ambigua e oscura, forse difficilmente applicabile ad un concetto di individualità animico-spirituale essendo più simile al concetto di “spinta evolutiva”. Anche gli scienziati contemporanei, specialmente nel campo delle neuroscienze (Boncinelli) e dell’antropologia (Tattersall), hanno tentato di avventurarsi in qualche descrizione dell’Anima con esiti non condivisibili. Inoltre in campo antropologico sarebbe necessaria più coerenza di conclusioni.
    Il grande neurofisiologo francese Paul Chauchard, assai vicino al gesuita Teilhard de Chardin, ne tentò negli anni ’60 qualche valutazione opinabile e imprecisa. Lo stesso Teilhard de Chardin, in uno dei suo libri fondamentali II fenomeno umano, addirittura nemmeno la nomina!
    Ad ogni definizione bisognerebbe dedicare una ponderosa analisi che, del resto, risulterebbe completamente inutile e aumenterebbe confusione e distorsione a scapito di una chiarezza di fondo.
    Questo brevissimo panorama evidenzia quanto poco si possa trarre dal pensiero religioso e filosofico a causa – come al solito – dell’insormontabile problema di metodo che le religioni hanno preferito accantonare. Sull’Anima, infatti, si è sempre scritto moltissimo senza approfondire la questione. Siamo, quindi, paradossalmente, di fronte a un concetto pochissimo studiato e ancor meno meditato nella sua realtà.
    Le teologie sono sempre state concepite nel passato (e purtroppo anche tuttora) come una sorta di ideale contenitore (o spazio vuoto) che si può riempire di argomentazioni senza base e fondamento reale, avendo bandita la razionalità e la logica, e persino un minimo di coerenza e dialettica pratica. Un esempio di questa situazione si ha nello stesso ambito cattolico ove la teologia medievale è ormai considerata completamente impraticabile e irrecuperabile, una sorta di relitto spiaggiato della storia religiosa.

    La premessa è basilare ed è esposta a ragion veduta poiché le teologie non si sono mai poste il problema reale di come lo Spirito potesse unirsi alla materia, pur in presenza di una condizione oppositiva che – proprio esse – hanno sempre teorizzato come un dato dottrinario fondamentale. In altri termini se Anima e Corpo sono due condizioni estreme e opposte tra loro, in forza della loro stessa natura, come può realizzarsi il pur necessario contatto?

    Un problema neppure affrontato né definito, lasciato nella solita condizione ambigua e nebulosa!
  La Conoscenza trasmessa da entità spirituali – pur accettando le differenze fondamentali tra Spirito ed energia-Materia – spiega come si possa affrontare questa fondamentale difficoltà, cioè il contatto tra due elementi completamente dissimili e differenziati tra loro.
    L’Anima – in realtà – è un “mezzo” che si potrebbe definire di comunicazione e collegamento, posta fra lo Spirito puro e i livelli inconsci della psiche umana. È descritta in termini umani come un “inviluppo” di energie di tipo “elettromagnetico”, il quale opera come canale di comunicazione nei due sensi. L’Anima è quindi una struttura che lo Spirito crea all’inizio delle incarnazioni terrene, utilizzando elementi di vari piani, compresi quelli di diversi ambiti “elettromagnetici” o energetici terrestri. E questa costruzione è anche chiamata “struttura o complesso animico”.
    L’Anima non è intelligente come tale ma in senso funzionale. È strutturata dallo Spirito che la perfeziona o addirittura la sostituisce nell’arco delle sue incarnazioni terrene, sino all’abbandono definitivo e conseguente disgregazione, quando conclude il ciclo delle incarnazioni umane. L’Anima è dunque una struttura predisposta al meglio per ogni condizione incarnativa e senza l’Anima la medesima incarnazione diventerebbe impossibile, mancando l’anello di contatto fra Spirito e Materia, considerata come campo energetico psichico. Ogni avvicinamento dello Spirito nei confronti di qualunque forma materiale o energia universale ha bisogno di un elemento “intermedio” di questo tipo e strutturato allo scopo.
    E’ immaginabile come una struttura di questo genere sia complessa e articolata affinché lo Spirito possa cogliere tutti i segnali percepiti attraverso le esperienze del corpo, tramite l’interfaccia psichico-cerebrale. Il cervello umano è, in effetti, il vero terminale dello Spirito incarnato; è l’elemento più importante del contatto incarnativo, sebbene questo avvenga a livelli profondi della psiche inconscia.
    L’Anima, per la particolarità della sua struttura, ha una completa capacità di registrazione di tutta l’esperienza di vita, e alla morte del corpo ingloba tutta l’energia psichica improntata con la memoria del vissuto, cioè l’intero “campo psichico” dell’esistenza e nulla va perduto! La memoria animica contiene tutto il ciclo psichico delle esistenze terrene, sempreché lo Spirito non elimini ciò che non è più necessario alla sua elaborazione evolutiva.
   In sintesi l’Anima come tale, così concepita, esce completamente dal novero teologico per assumere la sua vera funzione strutturale, in un quadro logico e coerente, che si distacca nettamente da costruzioni del tutto fantasiose e irrazionali.
  Esistono peraltro impostazioni di pensiero che vorrebbero l’Anima come elemento scaturente da un processo evolutivo della materia; ma si tratta di concetti che nulla hanno a che vedere con la sua definizione spiritualista. Si tratterebbe, in effetti, di un vero e proprio errore di prospettiva, in quanto è vero che l’Anima raccoglie nella sua struttura elementi “elettromagnetici” del piano terrestre ma è lo Spirito che li utilizza strumentalmente come meri elementi di contatto. Inoltre l’Anima, pur avendo un’esistenza lunghissima, non è un elemento eterno ma soggetta a dissoluzione per disgregazione dei suoi elementi originari che ritornano ai piani di provenienza.
    In altri termini non è su questa descrizione dell’Anima che si può basare il cosiddetto “emergentismo” che certi teologi dei nostri giorni come Vito Mancuso preferiscono nettamente allo spiritualismo, non accorgendosi, peraltro, che si tratta di concetti che hanno fondamentali errori di prospettiva, oltre a fortissime incoerenze di fondo, comuni del resto alle tesi di Teilhard de Chardin, tutti argomenti che affronteremo dettagliatamente in uno dei futuri “Incontri”.
    Con l’augurio che ognuno trovi la giusta via di verità e di comprensione.

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